Il caso del vino ucraino Cabernet Sauvignon Oaked 2024, premiato con una medaglia d’oro al Mondial des Vins Extrêmes 2026, si è trasformato in una vicenda che intreccia regolamenti, verifiche istituzionali e possibili responsabilità di controllo. Secondo quanto riferito da Winemag.it, la cantina Big Wines Big Art ha confermato, rispondendo a un messaggio privato sui social, di non possedere vigneti “eroici”, mentre Cervim sostiene di aver invitato l’azienda a inviare i campioni, accusandola successivamente di false autocertificazioni. Questo ha portato diverse cantine italiane a contestare le ammissioni “a maglie larghe” degli ultimi anni, ritenendo che danneggino i produttori che operano realmente in condizioni “eroiche”. Inoltre, secondo le stesse fonti, le medaglie assegnate supererebbero il limite del 30% dei campioni iscritti, stabilito dall’OIV.
Winemag.it sottolinea che la guerra non rientra tra i criteri di ammissione al concorso, che si basa esclusivamente sulle condizioni topografiche dei vigneti, come riportato dal regolamento del Mondial des Vins Extrêmes 2026.
La cantina ucraina ha dichiarato il premio sui social, parlando di “vendemmie sotto bombe e droni”, ma il post è scomparso dopo la richiesta di chiarimenti da parte di Winemag.
Cervim ha parlato di “autocertificazione dell’eroicità del vigneto”, smentendo l’invito alla cantina ucraina.
Christine Collins, membro osservatore dell’OIV, è responsabile della verifica del rispetto degli standard OIV durante il concorso.
La vicenda solleva interrogativi gestionali e politici che riguardano il Cervim, ente controllato dalla Regione Valle d’Aosta. Segnalazioni indicano che diversi produttori contestano un’applicazione troppo permissiva dei criteri di ammissione al concorso.
Infine, la legge 238/2016 e il decreto del 2020 sulla tutela dei vigneti eroici hanno avuto un’attuazione regionale disomogenea, lasciando spazi interpretativi che potrebbero aver contribuito a casi come quello ucraino.