La Tasmania si prepara a celebrare nel 2026 una pagina poco nota ma significativa della storia del vino australiano: i duecento anni dal primo sparkling wine prodotto nell'isola, datato 1826. Un anniversario che non rappresenta soltanto una curiosità storica, ma un passaggio chiave nello sviluppo della viticoltura tasmaniana e, più in generale, della produzione di bollicine in Australia.

A firmare quel primo esperimento fu Bartholomew Broughton, ex detenuto della colonia penale britannica, che nei primi anni Venti dell’Ottocento impiantò a Prospect Farm, New Town, oggi parte della capitale Hobart, quello che viene considerato il primo vigneto commerciale della Tasmania. Il vino da lui prodotto nel 1826, descritto come "grape wine, made in imitation of Champaigne", rappresenta la prima traccia documentata di una produzione locale di bollicine australiane.

L'episodio è rimasto a lungo ai margini della narrazione enologica australiana. A riportarlo alla luce sono state diverse fonti storiche, tra cui l'annuncio pubblicato il 16 febbraio 1827 sul Colonial Times and Tasmanian Advertiser, che pubblicizzava la vendita di 200 galloni del vino di Broughton. Si trattava di un vino rifermentato, servito in fusti da 20 galloni, ma che secondo altre ricostruzioni fu anche imbottigliato e assaggiato da personalità locali dell'epoca, tra cui il reverendo Robert Knopwood. Le cronache dell'epoca lo giudicarono sorprendentemente vicino allo Champagne, nonostante le condizioni rudimentali in cui fu realizzato.

La storia delle bollicine tasmaniane non proseguì però in modo lineare. Dopo quella prima esperienza, la viticoltura dell'isola attraversò un lungo periodo di quasi totale abbandono, fino alla rinascita moderna iniziata negli anni '50 grazie all'iniziativa di alcuni pionieri, tra cui l'italiano Claudio Alcorso e il francese Jean Miguet. È soltanto negli anni '80 che la Tasmania inizia a essere riconosciuta come un territorio d'eccellenza per la produzione di spumanti, grazie anche alla collaborazione tra Heemskerk Wines e la maison francese Champagne Louis Roederer. Da quel momento, l'isola ha visto crescere una filiera di sparkling wine oggi considerata tra le più interessanti dell'emisfero australe.

Il bicentenario del 1826 arriva in un momento particolarmente delicato per la viticoltura tasmaniana. Nel 2026, infatti, la produzione vinicola dell'isola ha subito un drastico calo del 52% rispetto all'anno precedente, a causa di condizioni climatiche sfavorevoli. Nonostante ciò, l'importanza degli sparkling wine resta centrale: secondo i dati riportati dai media australiani, il 41% della produzione vinicola della Tasmania è oggi rappresentato da bollicine.

Per celebrare il bicentenario, la Tasmania ha organizzato una serie di eventi dal 13 al 15 novembre 2026, che uniranno degustazioni, incontri con produttori locali e momenti dedicati alla storia vitivinicola dell'isola. Un'occasione per ricordare come quel vino prodotto in condizioni quasi pionieristiche nel 1826 abbia anticipato di oltre un secolo la vocazione della Tasmania a diventare una delle regioni di riferimento per la produzione di sparkling wine fuori dall'Europa.

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